AUTO$TRADA MANGIATOIA
| Mercoledì 16 Dicembre 2009, |
| AUTOSTRADA IL PROLUNGAMENTO È UN FALSO PROBLEMA Recentemente la stampa ha dato spazio alle posizioni della rinnovata Società Alemagna e dell'Associazione Industriali di Belluno sul tema del prolungamento dell'A27 fino a Pieve di Cadore, in previsione di un futuro sfondamento a nord (Tirolo, Austria o Carnia permettendo). L'articolo in oggetto evidenzia come la Provincia di Belluno, "settima in Italia per esportazioni pro-capite e tra le quindici più industrializzate del Paese, con le sue 20.000 aziende attive concentrate nel manifatturiero", aspetti da oltre vent'anni questa autostrada. Con tutto rispetto per le opinioni della Società Alemagna e dell’Associazione Industriali, riteniamo doveroso fare alcune osservazioni: l'affermazione che "i bellunesi l'aspettano da vent'anni" ci pare azzardata, in quanto, a fronte di un certo numero di realtà favorevoli, ce ne sono altrettante contrarie. Le spinte per lo sfondamento a nord partono in realtà dai forti centri industriali del Veneto che, con le loro reti d’affari, puntano a fare i padroni anche in casa d’altri. Il quadro che il presidente Vascellari traccia del comparto industriale provinciale non tiene conto dei radicali cambiamenti intervenuti in questi ultimi anni, come egli ben sa. L’industria sta infatti vivendo una profonda crisi strutturale che nel solo manifatturiero si traduce nella richiesta di circa di 8 milioni di ore di cassa integrazione (cinque volte in più rispetto allo scorso anno) e una disoccupazione al 10%, rispetto a una media nazionale dell’8. In questa situazione, il prolungamento dell'A27 viene definito genericamente dai suoi sostenitori "opera di primaria importanza" che apre a "grandi opportunità”. Ma quali opportunità? Fino ad oggi nessuno dei suoi fautori ha saputo elencare concretamente i vantaggi. E come spiega Vascellari il fenomeno Luxottica, nata e cresciuta nella valle agordina, servita da pessime strade? C’è il rischio che “l’autostrada” sia in realtà un falso problema che maschera una sostanziale mancanza di idee. Un altro tema è il turismo. Quello legato all’autostrada è un turismo del mordi e fuggi e della speculazione edilizia; poi c’è quello che si fonda sulla cultura dell’accoglienza, sulle specificità da valorizzare, sulle proposte di aria buona, di tranquillità. Il preteso basso impatto ambientale, per via delle molte gallerie, è una favola per adulti: solo per arrivare alle porte di Pieve si prospettano dieci anni di caos. Tanto per fare un esempio, abbiamo calcolato che i 12 km di gallerie a due canne da realizzare sulla sinistra Piave, dove non esistono ne' strade ne' accessi, produrrebbero circa 8 milioni di tonnellate di materiali di risulta da trasportare a valle o in altri siti con almeno 270.000 viaggi di pellicani immessi nella viabilità ordinaria della ss 51. E come è possibile definire di “scarso impatto ambientale” i primi 8 km da Pian di Vedoia a Longarone da costruire interamente sull'alveo del Piave e i 38.000 passaggi giornalieri (14 milioni ogni anno) necessari affinché l'opera, dal costo esorbitante di oltre 1.200 milioni di euro (tutti a carico del privato, per chi ci crede), sia economicamente sostenibile? Alla fine di questo calvario il solo risultato ottenuto sarà quello di aver spostato 20 chilometri più a nord il “tappo” oggi presente nel Longaronese. Per Altre Strade Dolomiti Comitato Carnia-Cadore |



Comments