Elezioni 2009 a Longarone: "Per vincere usate minacce"

Pagina 6 del 13 Giugno 2009, Gazzettino, inserto di Belluno, sez. "provincia".
LONGARONE. Il candidato perdente a ruota libera contro il neosindaco Padrin e la sua squadra
(titolone) LEVIS: "Per vincere usate minacce"
Il Presidente della Comunità montana: "Campagna elettorale scorretta, basata sui ricatti". (e fin qui non c'è male, no??ndr)

Sabato 13 Giugno 2009,
Longarone (mdi) Le elezioni comunali di Longarone lasciano una scia di veleni e polemiche.
La lista civica "LongaroneSi", guidata da Celeste Levis, ha convocato una conferenza stampa per denunciare aspetti poco limpidi che coinvolgono non tanto il suo diretto avversario, Roberto Padrin, quanto coloro che hanno sostenuto la lista dell'attuale sindaco. «Prima di tutto - commenta Levis - voglio ringraziare i 1.052 elettori che hanno voluto dare la preferenza a un gruppo di persone chiare e trasparenti, promotrici di un programma (denominato "Vita reale", ndr) fatto dai e per i cittadini.
Purtroppo, per una manciata di voti, non potremo dare vita al nostro progetto, ma saremo attenti e vigili». Chiuso il capitolo ringraziamenti, si apre una parentesi molto più pepata:
«Riteniamo che la nostra sconfitta di misura sia dovuta soprattutto ad atteggiamenti poco edificanti di chi, sostenendo la lista opposta alla nostra, o forse le loro sedie, ha istigato, ricattato e anche minacciato gli interessi di persone e famiglie. A queste, vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà, mentre agli altri va tutto il nostro sdegno».

Parole pesanti, a cui "La Nuova Longarone" di Roberto Padrin non ha voluto replicare. Prosegue Levis:
«I risultati delle elezioni testimoniano chiaramente che Longarone è spaccata in due. La nuova giunta avrà un'incombenza non da poco: dal canto nostro, faremo un'opposizione seria e costruttiva, ma tengo a sottolineare che, nei prossimi consigli comunali, porteremo a galla tutte le scorrettezze di questa campagna elettorale».

Era presente all'incontro, svoltosi all'hotel 4 Valli, anche Antonino Vicari, il più votato - insieme ad Alvaro De Bona - del gruppo capeggiato da Celeste Levis: «Da 43 anni ricopro, a Longarone, una serie di cariche. Nell'amministrazione, nello sport, nell'associazionismo, negli enti pubblici: ho sempre gestito i miei ruoli con grande onestà e limpidezza e sono fiero di aver trasmesso queste qualità al resto della lista. Possiamo camminare a testa alta, a differenza di chi ha impostato una campagna elettorale infamando la parte avversa».

=============== FINE ====================

Come da me spesso commentato a chi mi conosce e sa di cosa mi tocca occuparmi, cristo, ...NON siamo nella locride o nei dintorni di Casal di Principe (con tutto il rispetto per la gente onesta e sofferente di quei "luoghi simbolo"). No. Siamo a Longarone, nel NordEst "modello" (in teoria), esempio di laboriosità e ricostruzione, eccetera. E - ciliegina sulla ipotetica torta - in Piazza Libertà (sic!).
Per chi non conosce la realtà vajontina, e cioè l'ultraquarantennale disfacimento sociale di quelle aree conseguente alla più grande STRAGE di MAFIA della storia di questo Paese (9 ottobre 1963) questa potrebbe sembrare una notizia a metà tra il folklore e le note risse politiche/politicanti che si vedono in tv.
No, questa notiziola significa molto di più, e il neo sindaco Padrin (nomen omen?) fa benissimo a tacere e sorvolare, poichè sa benissimo i motivi e i mandanti (quelli con cui ce l'ha il trombato Levis) che gli hanno permesso (o imposto, che è lo stesso) di risultare eletto a sindaco. Che sono i medesimi (i motivi, e i mandanti) che fecero eleggere per due mandati l'amichetto e predecessore De Cesero Pierluigi, di cui l'odierno censore Levis Celeste è stato consigliere fedele fino a un anno fa.

Io (io Tiziano Dal Farra) questa primavera ci avevo provato, a presentarmi candidato a sindaco nella fogna (umana e amministrativa) che è, e resta, Longarone. E proprio perchè sapevo in che puttanaio andavo a cacciarmi coscientemente, avevo ideato una lista davvero alternativa. L'ho chiamata "Antimafia per Longarone" e i primi due miei "consiglieri proposti" erano nell'ordine don Luigi Ciotti (la conoscete, Libera?) e lo scrittore che vive sotto scorta Roberto Saviano. In quest'ultimo caso, per Saviano venire (ipoteticamente) a vivere a Longarone, lo avrebbe automaticamente protetto, integrando drammaticamente la "blindatura" assegnatagli, per il semplice motivo che Longarone TRACIMA mafia, non permettendo a nessun'altra di infiltrarsi in questi territori.
Ma come del resto previsto dal sottoscritto, e puntualmente verificatosi - e di qui il valore intrinseco dell'articolo riportato - l'iniziativa ha portato solo un comprensibile scompiglio passeggero (esposti alla magistratura che sto facendo, a parte) in Longarone/Corleone, ove il passaggio elettorale era (doveva essere, è stato) solo una formalità, essendo i "giochi" già fatti e decisi da tempo.

Posso solo confermare da "ex candidato consapevole" che effettivamente minacce e pressioni su operai del Comune e elettori sono state fatte, me ne hanno parlato. E - questo è il guaio - per strada e nei locali pubblici, ove ho girato con vistosi cartelli, sulla mia vettura e sulla mia tracolla, col logo della mia lista. Lo scoglio che come candidato non ho superato ed anche se ero preparato e sereno mi ha allibito ugualmente, è stato NON raggiungere il quorum di firme necessarie (nel mio caso, 15) per poter depositare la lista a norme di "legge".
Ma che dico, "quorum"?? Nemmeno una che fosse una. Ma poi, dopo qualche giorno a Longarone, ho capito. La risposta più comune alla mia richiesta di ottenere uno straccio di firma AUTENTICATA, al di là di entusiastiche adesioni al mio progetto ("era ora che qualcuno cambiasse le cose", "otterrai moltissimi voti, e io voterò per te!") è stata: "La firma no, sai? Scusa, ...ma io qui devo viverci". Se non fossi stato lì, anch'io - che sono un bellunese e ho anche soggiornato a Longarone per un anno per lavoro nel '90 - avrei dubitato di una situazione del genere, se mi fosse stata solo riferita. Una firma del genere, non implica necessariamente che un qualsiasi sottoscrittore debba sentirsi impegnato a votarti o a sostenerti per "obbligo conseguente". Ma in aree mafiose, così è interpretato, e io mi sono sempre mosso per strada, o pubblicamente.
Una donna che stimo mi ha detto esplicitamente "Non posso firmare. E me ne spiace molto, ma lavoro esternamente per il Comune e so che perderei il lavoro". Quindi...

Era un'esperienza che andava fatta. Sono "contento" di averla fatta sul campo, anche se non fa che confermarmi gli studi e le analisi (sociali, politiche e criminali, e nessuna esclude l'altra) che porto avanti, ora anche nei tribunali, per denunciare certune realtà fattuali locali. Ed è un peccato, per i longaronesi onesti intendo, che non possa aver avuto il modo di poterlo dimostrare e applicare - in una Longarone amministrativamente mafiosa dal dicembre 1964 - dall'interno del cosiddetto Municipio. Nè come sindaco (impossibile per pochi, granitici motivi), nè come consigliere d'opposizione/cane da guardia indipendente di questi cumparielli tra cui permane, come da copione, tale De Cesero Pierluigi.
Che fu "eletto" (eufemismo) dallo stesso personaggio - di concerto con altre cariatidi locali - che oggi mette a sindaco un suo (altro) 'dipendente', e in consiglio comunale una figlia.

Capendo questo, si spiegano diverse cose dell'articolo in apertura, eccezionale nel suo genere. Come le assurde(?) difficoltà nel mettere in pratica localmente le normali prassi elettorali, e al fondo le motivazioni alla base delle mie 'avventure' giudiziarie.
Arrivederci, per ora.
Ciao.

A maggior ragione ...
"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li gettera' via. La sola divulgazione di per se' non e' forse sufficiente, ma e' l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

 

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